CONFETRA F.V.G. – Green pass nei luoghi di lavoro: per quanto possa essere importante il rispetto dei diritti dei singoli, la difesa degli stessi non può danneggiare l’intero sistema

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Per quanto possa essere importante il rispetto dei diritti dei singoli, la difesa degli stessi non può
danneggiare l’intero sistema

Per quanto possa essere importante il rispetto dei diritti dei singoli, la difesa degli stessi non può
danneggiare l’intero sistema: nella situazione in cui nostro malgrado ci troviamo, il sistema portuale
di Trieste verrebbe irreparabilmente devastato da uno sciopero ideologico contro una legge dello
Stato, che gli imprenditori si trovano a subire tanto quanto i lavoratori, con in più gravi oneri posti a
loro carico dalle Istituzioni. Su esplicita richiesta scritta del Ministero degli Interni, i terminalisti
portuali rappresentati da CONFETRA F.V.G. hanno deciso di rimborsare, ciascuna Impresa per i
soli propri dipendenti diretti, il costo dei tamponi, al fine di dare la possibilità al proprio personale
non vaccinato di ottenere il green pass. Come esplicitato al Prefetto di Trieste ed all’AdSP MAO,
tale disponibilità, a valere fino al 31.12.2021, è condizionata alla ripresa ed al mantenimento della
regolare e piena operatività delle operazioni al Porto di Trieste dal 16 ottobre. Questo è quanto,
concretamente, le Imprese possono fare, nonostante ciò non sarà comunque sufficiente a risolvere
tutti i problemi applicativi delle disposizioni nazionali, adottate a nostro avviso sopra le nostre teste
e senza un previo ed adeguato confronto – nel merito – da parte dei Ministeri competenti.
Ricordiamo, che dal sistema logistico del Porto di Trieste dipende il sostentamento di oltre 10.000
famiglie, tra posti di lavoro diretti ed indiretti.
Abbiamo investito per anni nelle ns. attività e nella formazione dei ns. collaboratori, acquisito traffici
e dato lavoro a migliaia di persone, anche durante la fase più acuta della pandemia. Se non verrà
disinnescato questo cortocircuito tra Istituzioni e cittadini, rischiamo di bruciare in poche settimane
15 anni di lavoro e di sviluppo, con gravi conseguenze sui livelli occupazionali che dureranno per
molti anni a venire. Di fronte all’instabilità dovuta ai disordini ed all’incertezza sulla piena
operatività del Porto, la merce sta già prendendo altre strade, verso altri porti europei. Ogni giorno
centinaia di camion arrivano e partono, e migliaia di container vengono imbarcati o sbarcati al
Porto di Trieste ed ora scelgono altri Porti. Se le operazioni verranno fermate, le merci troveranno
altre strade più sicure e non ritorneranno facilmente indietro.