L’appello del Presidente degli spedizionieri regionali Visintin: si dia piena attuazione alla legislazione sul regime dei punti franchi del Porto di Trieste.

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Il 14 marzo scorso, in apertura delle celebrazioni per il 300° anniversario del Porto franco di Trieste, l’Associazione Spedizionieri del Porto di Trieste, della Venezia Giulia e del Friuli, ha presentato l’ultima raccolta delle leggi relative al funzionamento dei punti franchi dello scalo giuliano. Grazie al contributo della Fondazione CR Trieste ed il supporto delle Aziende associate, si è dato alle stampe un volume, curato dai collaboratori dell’Associazione Eligio Verazzi ed Ampelio Zanzottera, che vuole essere un utile strumento di lavoro per gli operatori nonché testimonianza concreta della cultura del lavoro della comunità portuale e cittadina.
Si riporta di seguito un estratto dell’intervento del Presidente Visintin, che ha richiamato l’attenzione su come il percorso per la compiuta attuazione del regime di Porto franco internazionale di Trieste sia ben lungi dall’essere completato.

I video degli interventi sono visibili sul blog F.A.Q. Trieste:https://libroportofranco.blogspot.com/

Tra le questioni aperte viene sollevato il tema delle lavorazioni industriali in regime di punto franco. “Con l’acquisto dell’area dismessa dalla Wärtsilä da parte dell’Interporto di Trieste e l’averla munita del regime di punto franco è stata una svolta epocale. In quell’area si fa già logistica, ma il prossimo passo deve essere la possibilità di insediarvi attività industriali. Ci è stato indicato il paradiso e ora noi vogliamo entrarci. “ così, il Presidente Visintin.
In base al decreto Interministeriale del 2017 correlato con le disposizioni di servizio relative ai punti franchi del porto di Trieste, condivise dall’ADSP MAO e dall’Agenzia delle Dogane, è previsto che l’autorizzazione della lavorazione industriale delle merci in punto franco è attribuita Presidente dell’ADSP MAO, ferme restando le competenze dell’Agenzia delle Dogane per l’applicazione della normativa Doganale.
Tali Enti – Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Ministero dell’Economia e delle Finanze devono ora interloquire e collaborare.
Bisogna poi chiarire definitivamente quali siano le prerogative dell’Agenzia delle Dogane, prosegue Visintin: dentro o fuori dai punti franchi? All’uscita delle merci per la loro immissione in consumo nell’UE la competenza dell’Agenzia delle Dogane è pacifica. Tuttavia, se si fanno lavorazioni di merci terze nei punti franchi che sono a loro volta destinate a Paesi terzi, quale è la competenza delle Dogane? Le richieste si stanno moltiplicando e gli investitori non trovano risposte chiare ai loro interrogativi. E’ imprescindibile istituire uno sportello, tavolo di confronto o altro strumento, gestito dall’ADSP MAO quale Ente pubblico autoritativo competente a gestire i punti franchi, cui partecipino l’Agenzia delle Dogane e la CCIAA. Possiamo effettuare lavorazioni sulle merci per acquisire l’origine, l’origine preferenziale oppure per acquisire il made in Italy? Bisogna dare risposte.

Altro tema è il trasferimento delle merci tra i punti franchi. Dato lo sviluppo delle attività portuali, le aree de-stinate alle lavorazioni devono per forza di cose essere allocate nelle aree retro portuali, per quanto il più vicine possibile alle banchine per contenere i costi di trasferimento. A tal fine, è indispensabile chiarire come tali merci possono essere trasferite dal punto franco portuale a quello retro portuale. Non è possibile si rimanga nelle eterne pastoie delle more burocratiche.

Le disposizioni dell’Allegato VIII al Trattato di Pace di Parigi siglato nel 1947 vanno sicuramente interpretate secondo le esigenze del contesto attuale, certo. Tuttavia laddove il dettato dell’Allegato VIII è chiaro, esso va applicato senza discussioni. Esso prevede che non si potranno percepire sulle merci in importazione, in esportazione od in transito attraverso il Porto Franco né dazi doganali, né altri gravami, che non siano in corrispettivo di servizi prestati. La realtà è invece che dai primi anni 2000 le Aziende che operano in punto franco sono invischiate in innumerevoli contenziosi giudiziari perché viene loro richiesto di pagare l’ICI, oggi IMU. E nemmeno la magistratura è stata in grado di tutelare gli imprenditori, emanando decisioni contraddittorie ed incoerenti. Come possiamo immaginare che investitori esteri si insedino nei punti franchi senza prima superare situazioni del genere?

Si passa al tema delle tasse portuali nel porto di Trieste. Le tasse portuali negli scali italiani vengono adeguate al 75% del tasso annuo d’inflazione registrato dall’ISTAT. Esclusivamente per il porto di Trieste vengono invece adeguate al 100% del tasso medesimo. Con quale scopo? La motivazione di evitare distorsioni della concorrenza con altri scali nazionali è del tutto infondata. Basta vedere i dati di traffico, per comprendere che il Porto franco di Trieste serve i mercati dell’Europa centrale ed orientale (via ferrovia) e non il mercato domestico come gli altri scali nazionali. Noi siamo in competizione con il porto sloveno di Koper e con i porti del nord Europa. Su tale tema gli operatori portuali hanno presentato un ricorso al Consiglio di Stato, che è incagliato da ormai cinque anni.

Ulteriore questione da risolvere è la piena attuazione del principio della libertà di transito ed accesso dei vet-tori trasportistici attraverso il porto franco di Trieste. Ad esempio, tale libertà, in applicazione dei patti inter-nazionali, è assicurata dalla normativa ministeriale per complessi veicolari che sbarcano o sono diretti all’imbarco nel porto franco. Non lo è invece per la parte riguardante i vettori stradali di Paesi extra europei che vogliano raggiungere dalla terra ferma il Porto franco per scaricarvi o caricarvi merci dirette in Paesi ex-traeuropei. A tale situazione va posto rimedio, poiché le leggi in materia prevedono esplicitamente anche tale fattispecie, che al momento è rimasta inattuata per inerzia burocratica.
Visintin prosegue con la situazione relativa al Credito doganale Triestino, che permette di differire il pagamento dei diritti doganali per merci importate attraverso il porto franco di Trieste ad un tasso d’interesse particolare. Gli operatori privati e l’ADSP MAO promuovono il nostro sistema portuale presentando anche tale istituto tra i vantaggi competitivi da poter offrire, certi della normativa ministeriale in materia, pacificamente applicata da anni. L’anno scorso, l’Agenzia delle Dogane ha invece deciso di fissare il tasso di interesse da calcolare sulle dilazioni di pagamento in maniera completamente difforme dalla normativa dello stesso Ministero delle Finanze, disapplicandola senza alcuna motivazione, e chiedendo pure gli arretrati dal 2016 in poi. Viene da pensare, che la mano destra non sappia cosa stia facendo la sinistra. Chiaramente, la nostra Associazione ha dovuto impugnare tale aberrante decisione al TAR Friuli Venezia Giulia e siamo in attesa di una pronuncia. E’ facilmente intuibile il danno economico e reputazionale causato.

Se si pensa all’eccezionale lavoro svolto dagli operatori e dall’ADSP MAO negli ultimi anni, quanto sopra esposto è francamente avvilente. Queste situazioni sono mortificanti per gli imprenditori e per i propri collaboratori e, qualora non risolte, porteranno ad evidenti problemi occupazionali in un territorio dove le crisi industriali sono già oltremodo preoccupanti. Per l’ennesima volta l’appello è rivolto ai rappresentanti politici locali e nazionali. Sosteneteci – con i fatti – a creare occupazione e benessere. Ne va del futuro di tutti noi.

 

Il Presidente

 

Stefano Visintin